Simone Oliva, un campione silenzioso In evidenza

Scritto da  Ago 16, 2016

Simone Oliva, classe ’93, Terracinese DOC trapiantato a Napoli per esigenza. Basterebbe leggere il suo curriculum sportivo per comprendere la portata delle sue imprese. “Ho cominciato ad appassionarmi al Taekwondo quasi per gioco. All’inizio – come del resto tutti i miei amici – amavo il calcio, almeno fino all'incontro con Michele Diana. Mi convinse lui a cimentarmi in questo meraviglioso sport. Poi - quasi per uno scherzo del destino – , lui si dedicò al calcio ottenendo brillanti risultati in Spagna con il Cadice e io feci lo stesso nelle mie discipline.

Pluricampione italiano di Taekwondo e kickboxing, vanta nel proprio palmarès anche tre campionati europei  e, in ordine temporale, un terzo posto colto ai mondiali mondiali iberici. “I miei successi viaggiano di pari passo con l’impegno e l’abnegazione che metto in ogni singolo allenamento. La mia famiglia e il coach Gianluca Amato sono il motore delle mie imprese, la linfa vitale da cui prendo energie mentali e fisiche. Sono la mia vita”.

La “Crew Fighters” “batte” bandiera napoletana, ma vanta un cuore terracinese. Oltre a Simone Oliva, infatti,  anche Elio Cicci compone il team partenopeo. “Per me è un onore – ha proseguito Oliva – rappresentare la mia città in Europa e nel mondo. A Napoli ho fatto il salto di qualità, crescendo sotto ogni aspetto, e conquistando preziosi titoli sia in campo nazionale che internazionale. Ogni volta che disputo le gare, il mio obiettivo è vincere. Non solo per accrescere la fama personale. E neanche per questioni meramente  economiche. Ma per ascoltare l’inno di Mameli, che mi regala brividi indescrivibili”.

Alternando le Forme Terzi Dan ai combattimenti riservati alle categorie meno 70 Kg. Allenandosi sei giorni a settimana, tra una doppia seduta e l’altra. Tra un libro per l’esame che verrà e l’adrenalina mai sopita in vista del prossimo combattimento. “Cosa rappresentano per me le gare? Tutto. Il mio motto personale “Make the difference”, credo rappresenti la mia religione laica”.

La differenza a volte è anche questione di centimetri. Di scelte e di rinunce. “I sacrifici pagano sempre. In molti match con avversari di spessore internazionale, il confine tra la vittoria e la sconfitta è davvero labile. Sfumature e dettagli decidono la contesa, “cancellando”o premiando la dura fase di preparazione precedente alla gara”.

Il futuro è adesso, tra gare e sogni nascosti nel cassetto. Il domani sempre in palestra, continuando a battagliare titoli ed a insegnare valori alle giovani leve. Il Taekwondo come filosofia di vita, essenza dello spirito. “A fine carriera vorrei insegnare ai ragazzi tutti i segreti e le tecniche di questa disciplina. Il massimo sarebbe trasferire ai piccoli atleti le “regole” basilari di combattimento ed educazione sportiva”. 

Ultima modifica il Mercoledì, 17 Agosto 2016 17:31
Luciano Savarese

Nato a Terracina il 1° febbraio 1989. Amante di tutto ciò di sferico che rotola su un campo rettangolare. Collaboratore presso diverse testate giornalistiche, sportive e non. Studia Lettere alla Sapienza di Roma.

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