Luglio 1960: Emidio Avelli mette alla corde il romano Ruggeri Luglio 1960: Emidio Avelli mette alla corde il romano Ruggeri

La boxe a Terracina: origini e miti della "noble art" all'ombra di Pisco Montano In evidenza

Scritto da  Gen 08, 2018

Agli albori fu la GIL (Gioventù Italiana del Littorio) , poi vennero la "Dino Savelli"  (nella parte basse della città) e la "Persichini" (nel Centro Storico). La cronistoria e gli uomini che fecero grande la boxe nell'Anxur tanto cara agli antichi romani si sovrappongono e fondono, superando gli uomini e gli steccati temporali, ma avendo come unico comun denominatore Terracina. Patria di pugili saliti alla ribalta nazionale e di luoghi investiti dal sacro fuoco della "noble art".

Proprio la boxe, infatti, a partire dagli anni 30' e fino all'alba del nuove millennio, è stata una disciplina amata, praticata e "santificata" dal popolo terracinese, che ha donato all'intera nazione pugili e storie destinate a restare scolpite nell'immaginario collettivo e, grazie alla ricerca e alla tenacia del giornalista Vincenzo Belfiore, anche nelle pagine del libro "Storia della boxe a Terracina (1930-2014)".

NEMESIO LAZZARI, DALLA BEFFA DI CHICAGO ALL'INCONTRO CON RAIMONDO VIANELLO

Con l'imminente tempesta del secondo conflitto mondiale in arrivo, Nemesio Lazzari vola oltreoceano come rappresentante della squadra europea ai prestigiosi "Golden Gloves" di Chicago (che videro, 20 anni più tardi, trionfare Muhammed Alì), per sfidare il pugile statuitense Ezzard Charles, ribattezzato dalla stampa a stelle e strisce il "Cobra di Cincinnati".

Il terracinese, miglior peso massimo azzurro del periodo tra le due guerre, lotta e trascina la sfida al verdetto ai punti, venendo sconfitto dopo la controversa e discutibile decisione finale dell'arbitro americano, che spense così il sogno dell'umile fabbro nato in via San Francesco. Nel prosieguo della carriera, però, Lazzari continua a tirare pugni anche a Roma, dove si divide tra il lavoro di Vigile del Fuoco e le palestre "Audace" e "Cristoforo Colombo".

Proprio nella capitale, il pugile si cimenta in una insolita "sfida" con il giovanissimo e rampante Raimondo Vianello. Siamo nel 1946, e all'interno del contesto pugilistico romano si consuma un episodio destinato a restare impresso nella mente del futuro attore e show man ante litteram della tv italiana. "Alla Colombo c'era Lazzari - racconta lo stesso Vianello -  un peso massimo temutissimo e Rea arriva e chiede "chi vuole fare i guanti con Lazzari?".

Tutti fingevano di essere occupati, ma l'istruttore indicò me. Chi maestro, io? Sì, tu. E via a fare a botte con Lazzari, con lui che indossava il casco. Ma come - dicevo - non è leale? E Rea: "Guarda che lui diventare il campione italiano, mica puoi strapazzarmelo più di tanto !". Come finì l'improvvisata riunione resta un affare per pochi intimi, un dettaglio prezioso custodito nella memoria dei due atleti. 

VENTURI, IL BACIO DELLA MAGNANI E IL RITIRO PRECOCE

L'unico circolo pugilistico ancora in attività a Terracina omaggia la memoria di Dante Venturi, atleta partito dal lontano Piemonte dove era stato "confinato" dalla guerra per poi ritornare nella sua sua città d'origine e sviluppare una brillante e fulminea ascesa coronata - nel 1948 - del professionismo. Operaio del consorzio di Bonifica, viene licenziato per l'incompatibilità tra il suo ruolo ( e i futuri e "immaginari" guadagni) da professionista per lasciare spazio a giovani più bisognosi.

Con ancora le macerie morali e materiali della guerra in evidenza, Venturi sbaraglia tutti gli avversari nel "Guanto d'oro" disputato a Roma, meritandosi persino un bacio da Anna Magni, presente a bordo ring. In breve tempo il pugile terracinese diventa un idolo del pubblico romano e si lascia apprezzare per le su doti umani a cui affianca vere e e proprie imprese sportive.

Ben presto, però, Venturi accantona la boxe per dedicarsi alla famiglia, sposare l'amata Edda e trovare un lavoro stabile (diventerà vigile), non prima di aver combattuto e vinto contro il pluricampione Alvaro Nuvoloni, conquistando la borsa per pagarsi gli spese matrimoniali. A 25 anni il prodigio Venturi lascia la boxe, appendendo i guantoni al chiodo. 

Resterà epica, ma per motivi extra pugilistici, la battaglia campale combattuta dentro e fuori dal ring con il campione dei pesi piuma Cerasani. La riunione, organizzata da Pasquale Jovinelli, non arrivò al termine nonostante le forte aspettative dell'epoca e le luci dei riflettori puntate: all'"Arena del Cinema Moderno", infatti, Venturi si batte come un leone, piazzando colpi precisi e pungenti contro il quotato rivale, senza tuttavia riuscire a scalfire Cerasani.

Il pubblico, allora, comincia a lanciare oggetti sul ring e il clima si surriscalda contro l'arbitro Gambi e i suoi giudici, presi a insulti e spintoni. Il verdetto postumo della federazione pugilistica italiana arriva in differita ma è perentorio: stop alle riunioni di pugilato a Terracina, almeno fino a nuove ordine. Una decisione pesante, legata - senza troppi dubbi - alle scorie degli incidenti precedenti avvenuti nel match tra Rocci e Nuvoloni. Tu chiamale se vuoi passioni.

FERRARIO, IL ROMANO DALLE MANI D'ORO

Giulio Ferrario deve tutto (o quasi) della sua carriera pugilistica al collega e amico fraterno Nemesio Lazzari. Messo quasi ko dagli stenti e dalla fame che stavano per consigliare al pugile romano di abbandonare l'attività agonistica, e "redento"dalla salvifica intercessione di Lazzari  che lo induce al trasferimento a Terracina. In riva al tirreno Ferrario trova un lavoro, prima al genio civile e, subito dopo nel cantiere navale, grazie all'intervento diretto dell'appassionato e iperattivo farmacista Rebora e comincia una nuova vita agonistica. 

Rappresentante di punta  e fiore all'occhiello della rappresentativa nazionale della MVSN, il pugile romano a Terracina trova l'amore della vita da cui scaturiscono tre figli, nessuno dei quali rapito dall'essenza della boxe. Svestiti i panni di atleta, Giulio si dedica all'insegnamento e al Catch, disciplina in auge negli anni 50' di cui divenne rapidamente un organizzatore meticoloso e di fama nazionale. Riesce in modo del tutto inaspettato e in tempi celeri, ad organizzare uno storico incontro a Fondi che vede come protagonista Primo Carnera, guadandosi gli onori delle cronache dell'intero Paese.

Oltre che nella boxe, Ferrario si impegna anche nel calcio. Fu per anni il massaggiatore del Terracina calcio, dove calca il leggendario campo del "Matthias" riconsegnando l'integrità fisica a decine e decine di calciatori, tirati a lucido dalla sue manone e dai poteri "taumaturgici"  derivati del suo misterioso ascendente. 

ROCCI VS NUVOLONI, L'INCONTRO (MAI TERMINATO) FINITO SU " LA DOMENICA DEL CORRIERE"

27 Luglio 1947, Terracina. La città tirrenica ospita l'evento pugilistico dell'estate, ovvero l'incontro tra il promettente e giovane Saverio Rocci e il consolidato fuoriclasse Alvaro Nuvoloni, in una sorta di riproposizione biblica per le forze in campo tra Davide e Golia. L'"Arena Fontana" straripa di persone accorse da ogni parte della città per il beniamino di casa e dalla vicina Roma per sostenere il "forestiero" e favorito Nuvoloni. 

La scintilla che accende gli animi si materializza quando Rocci con un preciso destro centra la mascella dell'avversario, mettendolo al tappeto. L'arbitro Pica, però, rimasto incredulo come il resto dei presenti, non inizia il conteggio dei secondi, consentendo al romano di riprendersi e di trascinare la gara fino al termine.

 

Il successivo proclamo di parità scatena il finimondo: volano pugni a destra e sinistra, mentre i due pugili assistono basiti alla scena da saloon che gli si presenta davanti. Pica tenta di evitare il linciaggio della folla inferocita fuggendo a piedi per via Roma, ma viene agguantato e percosso più volte. Solo l'arrivo dei carabinieri seda la rissa, ma non evita il clamore mediatico suscitato dall'evento.

Il 10 Agosto del 1947 "La domenica del Corriere" dedica la quarta copertina ai poco edificanti fatti terracinesi, mentre a Terracina viene affibbiato il marchio infamante di "Montelepre del pugilato", con chiaro riferimento alla località siciliana resa famosa dalle scorribande criminali del "Bandito Giuliano". Un accostamento indegno e fuori luogo per una città che alla boxe nazionale ha dato campioni di rango e storie impregnate di quel sentimento nazionapopolare alimentato proprio attraverso le suggestive illustrazioni dell'epoca. 

 

 

 

 

 

 

 

Ultima modifica il Martedì, 09 Gennaio 2018 22:54
Luciano Savarese

Nato a Terracina il 1° febbraio 1989. Amante di tutto ciò di sferico che rotola su un campo rettangolare. Collaboratore presso diverse testate giornalistiche, sportive e non. Studia Lettere alla Sapienza di Roma.

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