Doppio senso: Cicci-Senesi In evidenza

Scritto da  Set 29, 2016

Doppio senso è un labirinto di idee, pulsioni, emozioni e sguardi. Scava il modo con cui ci connettiamo al mondo e ammiriamo le sue infinite sfaccettature. Ognuno col suo viaggio, ognuno diverso. È il senso della vita di chi ha fatto dello sport, della cultura, dell’arte o della politica l’essenza della propria esistenza.

Doppio senso è la rubrica che unisce i terracinesi di ogni estrazione sociale e geografica separati dalla nascita. Restituendo - appunto -  un senso alle loro diversità. 

Il nostro quarto appuntamento è con Antonio Cicci Daniele Senesi, voce, mente e cuore della band terracinese Chicken Production, che negli anni ha saputo raccogliere applausi e consensi da tutta la comunità locale e non solo.

- Partiamo dal vostro legame con la città. Oltre alla cultura e la millenaria storia, Terracina – spesso- viene identificata con la squadra di calcio. E con il suo dialetto, che voi avete esaltato nei vostri testi. Paragone ardito o semplice constatazione?

Cicci: Forse dirò una cosa molto impopolare. È un paragone che non può assolutamente essere fatto. La storia della nostra città, le sue bellezze, le brillanti figure che ne hanno esaltato il nome, non sono lontanamente avvicinabili ad una squadra che nel corso degli anni non è riuscita ad affermarsi nel panorama calcistico professionale. Guardiamoci intorno, guardiamo le altre realtà. Le squadre che odiavamo hanno costruito qualcosa. Non sono qui per giudicare il come e il quando, ma le squadre che giocavano la serie D con noi negli anni ’90 nel giro di 10 anni sono diventate realtà professionistiche importanti. Io la domenica ero in curva con mio Papà, mio cugino e mio zio a cantare “Di Chio è il nome mio folletto sono io…”, “Andava a 100 all’ora sulla fascia laterale Alberto Borsa! Alberto Borsa!”, “ Ma chi è!?!? ma chi è!?!? Kanyengele! Kanyengele!”. Poi qualcosa è cambiato. La dirigenza non ha più ricambiato l’energia che la tifoseria gli regalava. E come tutte le cose dove non c’è scambio di buone vibrazioni ed energie, non possono andare a buon fine. Speriamo in questo nuovo cammino e in questa nuova società.

Senesi: Credo sia difficile identificare un elemento caratterizzante della nostra città. Molti sono gli scenari che la compongono. L’augurio che posso fare alla mia città è proprio quello di veder crescere le proprie storie, sia culturali che sportive.

- Le vostre canzoni trasudano terracinesità. L’unico ambito che non avete mai sfiorato è stato quello sportivo. Perché?

Cicci: Probabilmente perché siamo della scuola di pensiero che si deve parlare solo di cose che si conoscono bene. Tutti i membri della Chicken hanno più o meno piedi buoni e un percorso nelle fila delle squadre Terracinesi: chi nella vecchia San Martino, chi nella Vis Terracina ed Emilio che ha difeso la porta di tutte le società calcistiche della Città. Credo che la Chicken racconti storie di uomini. Prima di essere sportivi, operai, musicisti, ragionieri, architetti siamo prima di tutto uomini.

Senesi: Esplicitamente è un ambito che non abbiamo mai descritto, ma le intenzioni che spingono uno sportivo a mettere in campo la cosiddetta “tigna”, nonostante le sconfitte,  quelle credo siano percepibili in molti dei nostri brani.

- Un pregio e un difetto dei terracinesi.

Cicci: potrei dirti: “Siediti pure che comincio con i difetti…”. Ma te li racchiudo tutti in uno: “Chi nen vo fà, nen vo fa fà!”. Ci si critica l’un l’altro e ci si imbroglia senza riuscire a capire che stando uniti si possono affrontare le situazioni in maniera migliore. Il pregio più bello secondo me sta nel fatto che una volta che tocchi il cuore di un Terracinese lui riesce a darti l’anima.

Senesi: Il pregio migliore del Terracinese, secondo me, è la sua natura viscerale, passionale, ancora in grado di commuoversi. Questa forza emotiva ha anche un altro lato della medaglia, quello di essere a volte irrazionale, schierato “a prescindere”, condizione che porta spesso ad un disfattismo che rappresenta il suo grande difetto.

- Quale sportivo terracinese ha segnato la vostra infanzia.

Cicci: per quanto riguarda il calcio, un terracinese di adozione. Un certo Kampami Kanyengele, che tutti noi conosciamo con il nome di Christian! Mito assoluto del Terracina Calcio insieme a Ciro Ippolito. Per quanto riguarda gli altri sport, per il Basket in assoluto Salvatore Vavoli. Armando Brocco e Arnaldo Ciani per il surf da onda.

Senesi: Come la maggior parte dei ragazzini giocavo mediamente 9/10 partite al giorno. Il calcio era un mantra quotidiano. Ricordo bene la mia prima volta allo Stadio Colavolpe. Rimasi incantato dal nostro numero 10 dell’epoca, Piero Di Trapano, che fece gol su punizione a giro sotto l’incrocio. Il giorno dopo,  nel cortile di casa, ho passato il pomeriggio provando a tirare le punizioni “alla Di Trapano”.

- Profeti in patria. Voi incarnate i terracinesi che hanno trasformato i lori sogni in realtà. Date tre motivi ai giovani per cui vale la pena non abbandonare la città.

Cicci: Se ami una cosa non la abbandoni. Poi mi ricollegherei alla domanda di prima, quella sui difetti. Se vai via con la motivazione: “Eh ma qui non c’è nulla!” sappi che è colpa anche tua se non c’è nulla. L’unica motivazione che posso dargli è quella che se credi e ami quello che fai, prima o poi la vita ti ripaga. Non c’è posto più bello al mondo della nostra Terracina. Se impariamo a rispettarla se ne accorgeranno tutti.

Senesi: Si, il progetto  è andato ben oltre le nostre aspettative. Questo accade quando si investe tempo ed energie nelle proprie passioni, a prescindere da cosa ti ritornerà in cambio. Il primo motivo è proprio questo, cercare di coltivare le proprie passioni qui. Anche se questo vuol dire affrontare delle difficoltà, può portare a ricompense inaspettate. Il secondo più che un motivo è una vera e propria richiesta. Questa città ha bisogno di affrontare molte sfide di natura culturale, che non potranno essere vinte se non con il contributo e la partecipazione di nuovi modi di pensare, va da sé che il ruolo dei giovani sia di cruciale importanza. Infine mi sento di consigliare ai più giovani (in questo momento mi sto sentendo vecchio assai) di avere sempre uno sguardo rivolto verso l’esterno, rimanere qui non significa essere destinati a rimanere provinciali. Anche per me delle volte è fondamentale andar via, mi ricorda quanto sia bello tornare.

- Gigi Nofi, Alfredo Fiorini, Rita Forte. Tre grandi nomi in un aggettivo o in una canzone.

Cicci: Gigi Nofi è il poeta terracinese per eccellenza e lui può essere una canzone tipo “Non potho Reposare“ o “Cu ‘mme“ di Mia Martini e Roberto Murolo. 
Alfredo è il mio eroe, è la mia guida. È qualcosa di sacro. Musicalmente lo immagino come qualcosa di molto forte, tipo Guerrilla Radio dei Rage Against The Machine oppure Them Belly Full di Bob Marley.
Rita Forte è stata la prima artista terracinese riconosciuta pubblicamente. Non la conosco ma credo che sia dotata di buona tempra e decisone. Mi fa pensare a qualcosa di più glitterato tipo Party to damascus di Missy Elliot che fa molto jet set e tappeto volante con annesso Luciano Rispoli.

Senesi: Gigi Nofi: attuale. Alfredo Fiorini: perpetuo. Rita Forte: autentica.

- Da un punto di vista emozionale, quali differenza notate tra un brano musicale suonato davanti una platea, più o meno vasta, rispetto ad un goal al novantesimo, una stoppata ad alta quota, una meta finale o un muro decisivo. 

Cicci: Credo possa essere esattamente la stessa cosa. Grande e Devastante.

Senesi: Nella band abbiamo tutti un forte interesse verso più sport. Vi inviterei tutti ad assistere ad una partita del Napoli insieme al nostro bassista Giovanni Capozio, cose da pazzi! La musica però è la nostra passione, le emozioni che proviamo quando saliamo su un palco hanno un’intensità unica.

- “Dannata Parte e “Malombra”. Due album, tante storie. A quale siete maggiormente legati?

Cicci: A chi vuoi più bene a mamma o a papà? Sono figli nostri entrambi e li amo alla follia. Sicuramente c’è una differenza di maturità e di consapevolezza ma ogni disco è un viaggio bellissimo e singolare.

Senesi: Impossibile fare una distinzione tra i due, rappresentano entrambi tanti momenti che porterò sempre dentro.

- In “Prumett” la strofa iniziale recita "Dent ai core’ ti chi t’ama c’arremane (correzione per forma dialettale ammessa, ndr)”. Ecco, come vorreste essere ricordati dalla generazioni future. 

Cicci: Come quei ragazzi che hanno portato su carta le loro emozioni e le hanno incise su un disco autoprodotto. Come chi non ha represso quelle emozioni ma le ha portate alla mercé di tutti non vergognandosi di cantare anche dei lati privati e delle storie di vita vissuta. Anche se poi egoisticamente e forse anche un po' arrogantemente penso che abbiamo unito le persone di questa città per la prima volta. Le abbiamo fatte sorridere, cantare e piangere con noi. Ecco si, mi piacerebbe che la Chicken venisse ricordata come qualcosa che unisce le persone, perché ha unito noi in primis. Abbiamo sofferto per questo progetto, ci abbiamo messo l’anima e mai e poi mai abbiamo posto davanti a qualcuno di noi la voglia di arrivare oppure detto: “Dobbiamo diventare…” non ci interessa. Scriviamo canzoni perché fa star bene prima di tutto Giovanni, Daniele, Antonio, Giovanni ed Emilio...Il resto è venuto da solo e ne siamo veramente GRATI.

Senesi: Vorrei che la Chicken Production venga ricordata per essersi infilata nella quotidianità dei terracinesi, di aver fatto compagnia, di essere stata lì a fare da sottofondo ai ricordi. 

Ultima modifica il Giovedì, 29 Settembre 2016 15:12

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