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Categoria: Beach soccer
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L'intervista - Emiliano Del Duca, un terracinese sul tetto d'Europa: "Il titolo europeo il coronamento di un sogno, adesso vogliamo aprire un ciclo vincente"

Nella corsa finale a perdifiato intorno al rettangolo di gioco c'è tutta la genuinità dell'Emiliano Del Duca uomo, ancor prima che del pluridecorato tecnico. La sagoma di Del Mestre pone fine alla serie infinita di rigori ipnotizzando Josè Enrique e consente all'Italia di laurearsi campione d'Europa tredici anni dopo l'alloro continentale di Marsiglia,  mentre la notte avvolge la calorosissima beach arena di Alghero in delirio per azzurri. 

"Cosa ho provato dopo l'ultimo rigore? Una sensazione indescrivibile. Mi sono sfilati davanti, in un attimo, quindici anni di sacrifici, rinunce, vittorie e delusioni, quindici anni della mia vita spesi rincorrendo il sogno della giovinezza" - esordisce Del Duca, immortalato in mondovisione  - e in piena trance agonistica - subito dopo la fine dell'ultimo atto sardo. 

Un anno fa la chiamata in azzurro, poi l'esordio nelle qualificazioni europee di Baku e Minsk. Un percorso altalenante,  conclusosi con un epilogo romanzesco. "Ci siamo resi protagonisti di un europeo fantastico, battendo nel girone Bielorussia, Russia e Ucraina facendo leva sulle nostre qualità tecniche e fisiche, contro avversari di caratura e completi sotto ogni aspetto - rimarca l'allenatore terracinese. 

Tre vittorie sofferte e meritate peraprirsi le porte della finale. Rivale la Spagna del catalano LLorenc, stella e trascinatore della Selección con un passato, neanche a dirlo, in Italia con il Terracina BS. "Contro gli spagnoli siamo stati perfetti: abbiamo ostruito le loro linee di passaggio con rotazioni difensive sincronizzate e un'attenzione  maniacale, costringendoli ad uno sterile possesso del pallone.

Li abbiamo aspettati alla bandierina, come da piano  partita e siamo stati punti solo da due perle di Llorenc, inventate dal nulla". Ma poi abbiamo vinto noi, ed ero sicuro che sarebbe finita così nella lotteria dei rigori, perché dovevamo premiare i nostri fantastici tifosi e festeggiare insieme a loro".

All' entusiasmo contagioso del numeroso pubblico sardo, però,  ha fatto da contraltare la scarsa ed inadeguata visibilità mediatica per il resto degli appassionati italiani. Vecchi pregi e croniche carenze di un movimento "ingabbiato" nel limbo tra il dilettantismo nostrano e la crescente ed incentivante professionalizzazione del resto d'europa.

"La gente di Alghero si è rivelata un uomo in più, spingendoci soprattutto nei momenti di tensione" - sottolinea l'allenatore azzurro, che prova a mascherare la delusione per la scarsa promozione del beach soccer in un'occasione così allettante per allargare il proprio bacino di appassionati. 

"Partite come quelle con  la Spagna sono state degli autentici spot per il beach soccer. Credo sia nell'interesse di tutti in federazione mettere in vetrina un movimento capace di regalare emozioni simili, in contesti agonistici così elevati e contro rivali di questo spessore. Lo meriterebbero soprattuttto i ragazzi per l'impegno e la dedizione con cui hanno sempre onorato la maglia azzurra".

Un trionfo atteso più di un decennio, per una "generazione dorata" attesa dalla Coppa intercontinentale di Dubai a ottobre e dai prossimi giochi olimpici di Minsk. "Per molti storici del gruppo, dopo i piazzamenti ottenuti a Baku e nell'ultimo mondiale,  il successo di Alghero ha rappresentato il coronamento di una carriera vincente nei club e di grandi soddisfazioni personali, la laurea con lode in uno dei palcoscenici più ambiti dell'intero panorama".

E poi l'aneddoto, lo stimolo donato ai suoi ragazzi per affrancarli dallo scoramento delle sconfitte passate. "Quando nei raduni della nazionale mi ritrovavo con la squadra, facevo notare come in ogni partita che contava noi fossimo spettatori in tribuna, nonostante il nostro valore e gli sforzi compiuti per avvicinarci alle squadre d'elite. Ecco, oggi  - con il titolo europeo in tasca -  possiamo dire di  aver compiuto un ulteriore step verso la dimensione più consona all'Italia e alla sua storia, mettendoci alle spalle ansie e fantasmi del passato".

E sulle giovani leve del futuro, il tecnico originario dello storico quartiere "Capanne"sembra non sbottonarsi troppo. "Stiamo valutando diversi profili interessanti, tutti espressione del nostro campionato. Per loro -  ci tengo a ribadirlo -  come per gli attuali selezionati, varrà la ferrea regola della totale immedesimazione nel progetto azzurro, con  fame e spirito di appartenenza".

Una coesione di squadra tinta di biancoceleste, con i terracinesi Frainetti e Palmacci, curioso scherzo del destino, protagonisti assoluti nella gara più importante della loro carriera. "Con Alessio e Paolo ho condiviso tutte le mie vittorie. Non posso negare di avere un rapporto privilegiato e franco con loro, perché sono ragazzi straordinari e - in contesti e dinamiche diverse - fondamentali per la nazionale" - sentenzia con lucida commozione Del Duca. 

Raggiunto l'apice in nazionale con "l'amico e stretto collaboratore Agostini", l'ex tecnico del Terracina BS è stato insignito - nella serata di gala per festeggiare i 15 anni del beach soccer in Italia - ,   dell'"onoreficenza" di miglior allenatore tricolore, aggiungendo un altro tassello al suo sogno azzurro. "Adesso l'obiettivo primario sarà riconfermarsi nel gotha del beach soccer continentale, magari cercando di aprire un ciclo vincente simile a quello di Portogallo e Russia" - conclude Del Duca.

L'uomo dalla folle corsa in cui - almeno idealmente - ci siamo ritrovati un po' tutti noi che sognavamo l'azzurro da piccoli, proprio per lasciarci travolgere dai sentimenti e dall'ebrezza collettiva come un tifoso in più  presente dall'altra parte della barricata. 

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