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Categoria: Calcio a 11
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L'editoriale - Il delitto perfetto

Se solo alla vigilia della sfida del "Colavolpe" avessero preconizzato a Pannnozzo e i suoi ragazzi il finale del derby comunale con il Terracina, probabilmente avrebbero stentato a crederci persino loro. Imbrigliare il Terracina, renderlo innocuo e colpirlo al primo affondo, per poi anestetizzare la gara fino agli ultimi palpitanti istanti, degni più di un romanzo giallo che di una gara tra compagini di media bassa classifica del campionato di Promozione. 

E pensare che fino a ieri la malasorte si era abbattuta contro la squadra del borgo, falcidiata da infortuni, presa di mira da decisioni arbitrali spesso incomprensibili e co-protagonista delle proprie sciagure con errori individuali - sia in fase difensiva che che sotto porta -  da matita blu. Eppure, però, ieri qualcosa è cambiato. 

Complice, anzi, verrebbe da dire sparring partner il Terracina di Reggio. Una squadra apparsa senza anima, priva di idee di gioco ed orfana di leader e trascinatori sul prato verde.

Il risultato finale, nato dal guizzo sotto porta di Manauzzi e dai 120 secondi finali folli, è stato lo specchio fedele di quanto visto in campo per novanta cinque minuti: sonnolenti (per ampi tratti), deprimenti ed entusiasmanti nel rettilineo finale. Questione di punti di vista. 

Un delitto perfetto consumato davanti i tifosi terracinesi, esultanti per la prima gioia del giovane del vivaio Di Vizio e subito ammutoliti da un altro terracinese, sempre cresciuto con la tigre sul petto, Ernesto Marconi. Il primo storico trionfo del borgo a domicilio porta in calce il nome di un terracinese "allontanato" dalla propria casa, parla fondano con la strategia di mister Pannozzo e si esalta con la compattezza e la voglia di lottare di un intero gruppo.

La furente contestazione finale del pubblico terracinese come la punta dell'iceberg di una situazione divenuta giornata dopo giornata sempre più insostenibile. Reggio fa da parafulmine, ma il problema principale resta la politica societaria. Troppo poco ambiziosa per una piazza abituata a vivere nel limbo tra il dilettantismo d'"elite" e il sogno del calcio professionistico. 

Perdere contro l'Hermada in casa, trovarsi già tagliati fuori per le prime piazze e navigare a vista non giocano in favore della dirigenza. Domenica scorsa al "Colavolpe" si è fatta la storia. In un senso e nell'altro. Questione, come sempre, di punti di vista.
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