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Categoria: Calcio a 11
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L'intervista - Simone Borelli, il mio canto libero: "Contro il Gaeta vittoria fondamentale, adesso ci giochiamo tutto con Real Cassino e Itri"

Le traversie della vita ne hanno rallentato la carriera nel momento più fulgido, rimandando soltanto la sua "ingombrante" presenza sul rettangolo verde e la sabbia dorata di qualche anno. Cinque stagioni al Terracina concluse con l'apogeo della promozione in Serie D, poi l'Hermada e la fascia da capitano per l'attaccamento alla maglia e all'abnegazione mostrate.



Il piglio del leader silenzioso, i cromosomi del papà bandiera del Terracina calcio che fu. Simone Borelli è ripartito dalla squadra biancoceleste affrontando il secondo ciclo con l'animo del gregario e la tempra del calciatore duttile e votato alla causa. L'avvio difficile con Sergio Milo, il cambio di ruolo e il rapporto privilegiato con mister Castellucci.



Punto fermo (il secondo per minuti giocati) del nuovo Terracina, domenica ha coronato la sua lunga rincorsa con la rete del vitale successo in casa del Gaeta. Partendo dalle retrovie, senza arrestare mai la sua rincorsa. Metafora della vita, manifesto dell'ultimo trionfo.



- Un goal, tre punti. E a siglarlo ci ha pensato uno che in questa annata non ha avuto un feeling particolare con la porta avversaria.



La vittoria di domenica è stata fondamentale per accorciare dal terzo posto e preparare il terreno per le prossime gare. Siamo usciti con tre punti da un campo complicato, contro una squadra ostica e in un derby sempre sentito. Abbiamo guadagnato in autostima e fiducia, mettendo da parte un periodo poco felice dal punto di vista dei risultati nonostante le ottime prestazioni.



- Hai cominciato l'annata come difensore centrale, poi la svolta con l'avanzamento nel ruolo di esterno di centrocampo.



Il cambio tattico mi ha restituito pienamente alla mia posizione naturale, ovvero quella di esterno a tutto campo con compiti sia offensivi che di copertura. In questo modo posso offrire un contributo maggiore per quanto concerne la fase d'attacco, partendo da dietro e inserendomi in zona goal con continuità, come ho sempre fatto durante la mia carriera.



- Finalmente è arrivata prima vittoria contro una delle big del torneo. Quanto potrà incidere sull'aspetto psicologico?



Chiariamo subito che con le grandi abbiamo un saldo negativo sopratutto per episodi negativi che ci sono capitati: nelle doppie sfide con il Monte San Giovanni Campano e il Monte San Biagio, infatti, abbiamo ottenuto meno di quanto seminato, racimolando solo quattro pareggi. Adesso saranno fondamentali i prossimi scontri diretti con Real Cassino e Itri, che seguiranno l'insidiosa partita del "Colavolpe" contro il Casalvieri.



- Con Castellucci in panchina il Terracina viaggia al passo delle primissime. Qual è stata la chiave di svolta, la scintilla che vi ha fatto cambiare marcia.



Il mister ha svolto e sta svolgendo un lavoro importante, prendendoci per mano sin dal primo giorno e conducendoci nelle zone più consone della classifica per una società con il blasone del Terracina. Adesso tocca a noi continuare il percorso nel solco tracciato dal nostro allenatore, lottando per le prime tre posizioni fino all'ultima giornata e regalando una soddisfazione ai nostri tifosi che ci seguono ovunque.



- Due cicli con i tigrotti: il primo, lungo e tumultuoso, conclusosi con la Serie D conquistata sul campo e il successivo addio. Il secondo, invece, iniziato in sordina ti sta consacrando giornata dopo giornata. Analogie e differenze, dentro e fuori del campo.



La differenza maggiore riguarda la "purezza" insita nella società, nei dettagli legati alle persone che ci circondano e nei gesti quotidiani legati all'ambiente biancoceleste. La progettualità della dirigenza ci consente di lavorare in modo sereno, offrendoci tutti gli strumenti e le strutture necessarie per affrontare al meglio la stagione. La mia intenzione è quella di restare, anche se non dipende solo da me. Da Terracinese giocare per la squadra della mia città è un grande onore, oltre che un privilegio.

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