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Promozione – Stefanini apre la porta del Terracina Calcio e si racconta

Terracina, 12 Maggio 2020

Nello sport di squadra più popolare al mondo, il ruolo del portiere non può che assumere i connotati della “solitudine dei numeri uno”. Ma è anche quello che possiede l’enorme vantaggio di avere una panoramica completa del rettangolo di gioco. Angelo Stefanini, però, sa bene che la sua solitudine non è mai realmente tale, in quanto le sue urla richiamano un gruppo sempre unito e coeso verso gli stessi obiettivi.


Nell'immagine: Angelo Stefanini durante una sessione d'allenamento

Proprio partendo da questi aspetti, abbiamo realizzato un’intervista con l’estremo difensore del Terracina Calcio, che, di seguito, riportiamo integralmente.

(D): Ciao Angelo, innanzitutto grazie per la disponibilità. Inizio facendoti notare un aspetto particolare: molti dei più grandi portieri hanno iniziato la propria carriera in un altro ruolo e poi hanno costruito i loro successi sportivi tra i pali. Per te è valso lo stesso oppure hai indossato i guanti sin dalle prime esperienze calcistiche?

(R): Ciao, grazie a te. Il ruolo del portiere mi ha appassionato sin dai primi calci, anche perché è lo stesso ruolo che ricopriva mio padre. Quindi, per me è stato facile indirizzarmi verso questo ruolo, che reputo fantastico.

(D): Quali sono, per te, i valori, esclusi quelli tecnici, più importanti che un portiere deve possedere?

(R): Il portiere deve avere coraggio, incoscienza, furbizia, lucidità ed anche grandissima personalità. È un ruolo che, a differenza degli altri, ti permette di sbagliare meno.

(D): Hai vestito la maglia del Terracina sia nel rettangolo verde, sia a piedi nudi sulla sabbia. Quali differenze principali riscontri tra il calcio e il beach soccer e qual è, per te, il significato di indossare i colori biancoazzurri?

(R): Chi mi conosce sa che per me Terracina è una seconda casa. Amo tutto della città, qui ho conosciuto amici veri . A livello calcistico è la squadra che mi ha emozionato più di tutte. Indossare la maglia biancoceleste per me è motivo di orgoglio, l’ho detto a più riprese. La maglia, la città e i tifosi ti spingono a dare qualcosa in più.

(D): Parliamo di campo: qual è il tuo giudizio sulla stagione conclusa e quali sono i rimorsi più grandi?

(R): Non ci sono grandi rimpianti per questa stagione. Meritiamo di essere premiati, con 60 punti saremmo primi in tutti i gironi di promozione. E poi avevamo lo scontro diretto da giocarci in casa, quindi penso che ci siano tutti i presupposti per far sì che questo accada. Sarebbe un merito legittimo, visti i sacrifici della società, dello staff e della squadra. Una piazza così merita altri palcoscenici.

(D): L’ultimo quesito non può che riguardare la situazione che tuttora stiamo vivendo: quanto ti manca il calcio e qual è, a tuo modo di vedere, la soluzione più adatta per quanto riguarda la ripresa dei giochi?

(R): Il calcio mi manca tanto, inutile dire quanto, ma stiamo vivendo un periodo delicato ed è giusto sacrificarlo e metterlo in secondo piano. Ora la priorità è quella di salvare vite umane. In questo senso, gli operatori sanitari stanno giocando una partita importante. Per me, in queste categorie, si può ricominciare solo quando il rischio del contagio è vicinissimo allo zero, con le dovute precauzioni e rispettando le misure sanitarie. Speriamo presto, ma ora c’è bisogno di pregare e di sperare.

Si ringraziano la società ed il tesserato per la disponibilità concessa.
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