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Categoria: Doppio senso
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Doppio senso: Borelli-Savarese

Doppio senso è un labirinto di idee, pulsioni, emozioni e sguardi. Scava il modo con cui ci connettiamo al mondo e ammiriamo le sue infinite sfaccettature. Ognuno col suo viaggio, ognuno diverso. È il senso della vita di chi ha fatto dello sport, della cultura, dell’arte o della politica l’essenza della propria esistenza.

Doppio senso è la rubrica che unisce i terracinesi di ogni estrazione sociale e geografica separati dalla nascita. Restituendo - appunto - un senso alle loro diversità.

Nel nuovo appuntamento, il confronto vedrà contrapposti due giovani promesse del calcio e del beach soccer nostrano, rivali in questa stagione estiva sulla sabbia e compagni di squadra nella scorsa annata con la maglia dell'Hermada in Promozione, e freschi di convocazione con il "Condor" Agostini per uno stage con la nazionale azzurra all'ombra di Pisco Montano.

Ragazzi uniti dall'amore per lo sport e da una sana e leale amicizia: Simone Borelli e Giovanni Savarese.

- Terracinesi veraci, ragazzi taciturni fuori dal campo e decisivi dentro il rettangolo di gioco. Innamorati del pallone e delle sue infinite sfaccettature, orgogliosamente e tenacemente legati alla maglia indossata. Cosa manca di fondamentale per arricchire questa parziale descrizione?

Borelli: Penso di poter esprimere un sentimento univoco, che accomuna sia me che Giovanni. Siamo ragazzi umili e rispettosi verso ciò che facciamo e chi frequentiamo.
Savarese: Per completare la descrizione manca la menzione di quel pizzico di sfortuna che ci ha accompagnati durante tutte le nostre esperienze nel calcio a 11. Con il beach soccer, però, stiamo ritrovando nuovi stimoli e motivazioni, oltre a nuovi prestigiosi obiettivi da inseguire.

- Nell'ultima stagione con l'Hermada avete conosciuto la retrocessione. Il motivo preponderante di questo fallimento?

Borelli: La retrocessione è avvenuta al termine di un anno pieno di difficoltà causate sia dall'atavica sfortuna che ci ha perseguitati, sia da nostri demeriti. Purtroppo anche nello spareggio finale per la salvezza (contro il Pontinia ndr) gli episodi ci sono andati contro, condannandoci in modo beffardo ed immeritato.
Savarese: Sapevamo che sarebbe stata un'impresa ottenere la salvezza, vuoi per la rosa vuoi per i numerosi infortunati avuti durante l'annata. Il rammarico è stato grande, ma - al tempo stesso - posso essere fiero della scelta fatta e delle persone conosciute. Sono certo che l'Hermada riagguanterà immediatamente la Promozione, grazie a progetto serio e di medio lungo termine.

- Dal calcio a 11 al beach soccer. Terracina e Lazio, due realtà differenti accomunate dalla terracinesità dei roster e dall'ambizione di emergere. Il perché di una scelta.

Borelli: Scegliere il Terracina BS è stato naturale. Oltre a far parte del club più titolato d'Italia, infatti, indosso i colori della squadra della mia città. Cosa chiedere di meglio?
Savarese: Ho deciso di sposare il progetto di Pasquali e della Lazio con il cuore, perché affascinato dalle prospettive societarie e coinvolto da molti miei amici e compagni di squadra.

- La dote principale che "invidi" al tuo rivale.

Borelli: Dal punto di vista tecnico non saprei, però conosco bene il ragazzo: l'educazione e l'umiltà sono i tratti caratteristici della sua personalità. E in questi tempi parliamo di roba molto rara.
Savarese: La velocità di pensiero con la palla tra i piedi, il repentino spostamento della sfera e il tiro fulmineo.

- Qual è - fin qui - il ricordo sportivo che ha segnato la tua carriera.

Borelli: Sicuramente l'esordio al "Colavolpe" con la maglia del Terracina calcio, davanti uno stadio gremito per l'attesissimo derby con il Latina. Anche il giorno dell'approdo in serie D con mister Cucciari, l'anno che vincemmo i play off è restato scolpito nella mia mente in modo indelebile.
Savarese: Non ho ricordi particolari che custodisco nella mia memoria calcistica. Diciamo che sto lasciando spazio per quelli che arriveranno in futuro...

- Terracina in tre aggettivi.

Borelli: Stupenda, scintillante e invidiabile.
Savarese: Tranquilla, affascinante e unica.

- Meglio essere una bandiera in una piccola realtà o un “giramondo” con casacche prestigiose?

Borelli: A questa domanda può rispondere solo chi ha vissuto determinate situazioni maturate in alcuni contesti. Per quanto concerne il mio rapporto con il Terracina calcio, le nostre strade si sono divise per fratture insanabili e divergenze di natura extra sportiva. Se non fosse successo tutto ciò, sarei senza dubbio rimasto con i tigrotti.
Savarese: Ovviamente essere la bandiera di un club è il sogno un po' di tutti i calciatori. Ma per essere ciò bisogna prima trovare la propria "casa".

- Qual è il tuo senso della vita?

Borelli: Fare ciò che mi rende felice e circondarmi delle persone che amo, creando con loro la giusta empatia.
Savarese: Il senso della mia vita consiste nel sorridere sempre, anche alla avversità. E farlo insieme a tutti quelli che mi vogliono bene.

- La convocazione in nazionale come coronamento di un percorso diverso e tortuoso, avvincente e - ci auguriamo - solo agli albori. Il punto di partenza per un futuro radioso?

Borelli: Solo dopo quattro partite disputate con la maglia del Terracina BS ho raggiunto la convocazione con l'Italia. Un piccolo grande traguardo che può gettare le basi per prospettive interessanti, impensabili solo qualche anno fa. I miei modelli restano Paolo Palmacci e Alessio Frainetti, vere e proprie colonne azzurre dal sangue biancoceleste.
Savarese: Un grande orgoglio, ma pur sempre un punto di partenza e non di arrivo. Spero, infatti, di poter dimostrare tutto il mio valore, giocandomi tutte le carte a disposizione perle future avventure internazionali della truppa azzurra.

- Una cosa che pensi e non hai mai detto esplicitamente al tuo dirimpettaio.

Borelli: Conosco Giovanni da più di dieci anni. Lo considero un vero amico, dentro e fuori dal campo. Mi auguro con lui di condividere un percorso entusiasmante e ricco di soddisfazioni per entrambi. A partire proprio da questo stage.
Savarese: Cimentarmi in questa fantastica disciplina accanto a Simone rappresenta per me una grande emozione. Gli anni vissuti sui campi dell'intera provincia hanno cementato i nostri rapporti personali, rendendoci molto più che semplici compagni di squadra o rivali. Ti voglio bene Simone!



 

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