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Categoria: Doppio senso
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Doppio senso: Fiore - Di Girolamo

Doppio senso è un labirinto di idee, pulsioni, emozioni e sguardi. Scava il modo con cui ci connettiamo al mondo e ammiriamo le sue infinite sfaccettature. Ognuno col suo viaggio, ognuno diverso. È il senso della vita di chi ha fatto dello sport, della cultura, dell’arte o della politica l’essenza della propria esistenza.

Doppio senso è la rubrica che unisce i terracinesi di ogni estrazione sociale e geografica separati dalla nascita. Restituendo - appunto - un senso alle loro diversità.

Il nostro secondo appuntamento mette di fronte Fernando Fiore e Vincenzo Di Girolamo, podisti rispettivamente della Podistica Terracina e dell'Atletica Hermada. Entrambi accomunati dalla visione scanzonata, irriverente e goliardica della vita da atleta, Fiore e Di Girolamo hanno condensato il loro doppio senso nelle nostre dieci domande.

- Perché correre quando (quasi) tutti i vostri coetanei hanno scelto di praticare altri sport definiti “maggiori”. Cosa vi ha spinto a macinare chilometri in giro per tutta la provincia.

Di Girolamo: Il tutto è nato per esigenza: cercavo uno sport che coniugasse il “mantenimento della forma fisica” e una certa libertà di gestione degli orari dell’allenamento; correre la mattina prima degli impegni universitari o la sera al termine della giornata lavorativa è un connubio eccezionale per chiunque ami lo sport. E poi avete mai “vissuto” l’aria che si respira alle sei di mattina correndo lungo la darsena del nostro porto?

Fiore: Ho cominciato a correre con l'obiettivo di perdere qualche chilo; poi la corsa è diventata la mia vavola di sfogo ai problemi quotidiani, e mi ha fatto capire che l'unico limite siamo proprio noi stessi. Non mi pesa allenarmi - anche in modo estenuante -, perché nella corsa trovo libertà e gioia. In fondo, volere è potere.

- Quale è stata fin qui la vostra più grande soddisfazione sportiva?

Di Girolamo: Il terzo posto assoluto conquistato nella scorsa edizione della Pedagnalonga non verrà ripagato da altre cento vittorie in gare locali, poiché correre in casa tra gli applausi e il tifo degli abitanti del mio Borgo è qualcosa che fa venire i brividi al sol pensiero. La vittoria invece che più ha lasciato il segno è stata quella della gara a tappe del XV giro podistico dell’isola di Ponza, dove grazie agli allenamenti del maestro Maurizio Muccitelli sono riuscito a strappare l’ambita maglia rosa ai rivali del nord italia.

Fiore : La vittoria del campionato a punti UISP 2015. Sono riuscito a conquistala dopo un anno di gare in giro per il Lazio. E soprattutto a distanza di un anno dal secondo posto precedente, ottenendo una piccola rivincita personale. Tra l’altro, non dimentico neanche il titolo nazionale “Opes” della mezza maratona, raggiunto dopo mille sforzi.

 - Dietro ogni corsa c’è un piccolo o grande sacrificio. Quali sono le vostre rinunce quotidiane per restare allenati e preparati alle fatiche del podismo?

Di Girolamo: Purtroppo, correndo la maggior parte delle gare nel fine settimana, il sabato resta una giornata “vergine” dove l’assenza dell’ alcool della vita mondana la fanno da padrone. La grande soddisfazione, però, arriva la domenica sera quando con gli amici di squadra ci s’incontra davanti ad una birra ghiacciata e prende forma il terzo tempo.

Fiore: Personalmente l’unico sacrificio che compio è quello di trovare il tempo per incastrare gli allenamenti, tra un turno di lavoro e l’altro, impegni personali e routine di vita quotidiana. Spesso mi capita di correre a notte fonda, immerso in contesti suggestivi ed unici, come il panorama di montegiove. L’unico neo riguarda l’alimentazione: mangio molto, mangio troppo, infischiandomene altamente del bon ton dell’atleta professionista.

- “Pippa Runner”, ovvero la quintessenza del podista incarnato da entrambi. Ci spiegate in poche parole le sue peculiarità.

Di Girolamo: Pipparunner è frutto della dialettica e della mente del buon Fernando, che in un’unica parola riassume i caratteri che dovrebbe avere ogni atleta: passione, impegno e umiltà. Farsi chiamare “pippa” ci sprona a migliorarci e allo stesso tempo ci accomuna tutti: ci sarà sempre qualcuno più forte di noi, che si tratti di Bolt o del nostro ultimo personal Best, anche se l’obiettivo resta migliorarsi. Sempre e comunque.

Fiore: Per essere un perfetto Pipparunner devi prima di tutto amare la birra, il nostro carburante, una sorta di nettare degli dei. Poi devi avere la voglia di staccare i glutei dal divano e l’umiltà di correre senza “tirartela troppo”, conscio del fatto di essere unio dalla passione e dallo spirito di fratellanza dovuto alle gare disputate insieme. Un pipparunner è prima di tutto un amico con cui condividere fatiche e successi.

- Qual è lo sportivo terracinese a cui siete particolarmente legati?

Di Girolamo: L’amicizia che mi lega a Fernando Fiore è datata 2013 quando ci conoscemmo nella stracittadina fondana, da allora allenamenti, serate e amicizie ci hanno legato più che mai fino a renderci fratelli…appunto…fratelli pipparunner.

Fiore: Sono due i miei maestri: Ercole Del Monte e Roberto Giorgi, entrambi campioni di un podismo che non c’è più, ma ha lasciato nell’aria il dolce profumo delle vittorie.

- Un pregio e un difetto dei terracinesi.

Di Girolamo: Il terracinese è uomo di cuore, ti darebbe il mondo e il più delle volte lo fa. Purtroppo tante volte ti dà la cosiddetta “sòla” e ti lascia “appeso”. Della serie “oh sarebbe bello fare un allenamento insieme! Sarebbe fantastico fare una gara! Si, quest’evento dobbiamo assolutamente farlo. Dai… organizzaLO!”

Fiore: I difetti peggiori del nostro popolo sono la pigrizia e l’indole ad essere poco inclini a migliorarsi. Restiamo, però, gente generosa e solare, aperta e disponibile verso gli altri. E sempre pronta a tenderti la mano nel momento del bisogno.

- Un aneddoto inedito sulle vostre gare.

Di Girolamo: Le nostre gare sono spaccati di vita e ce ne sarebbero di aneddoti. Le più belle sono legate alle pause-wc nel pieno delle competizioni del mio amico Fiore o alla Corsalsiccia (stracittadina di Pontinia) di qualche anno fa a cui, credendo si trattasse di un evento goliardico ( visto il nome),io e mio cognato Valerio Leo ci presentammo travestiti da vescovo e prostituta (unici su 400 corridori) suscitando l’ilarità generale.

Fiore: L’episodio più divertente riguarda una gara del 2014. Disputammo un’ottima maratona, non tenendo in conto che da lì a breve avremmo dovuto disputarne un’altra. Arrivammo alla seconda un po’ alticci, riuscendo – in modo incredibile – a migliorare le nostre prestazioni. Per la serie: meglio sbronzi che “coscienti”.

- Perché l’atletica viene sempre relegata alle ultime pagine dei quotidiani locali, latita sui siti online ed è praticamente assente sui network nazionali.

Di Girolamo: La vera domanda è “perché sulle riviste e sui quotidiani locali si parla sempre e solo di calcio?”. E la risposta è semplice: il calcio fa girare i soldi, abbigliamento, affiliazioni a squadre, scommesse, eventi, ultras, un giro economico imparagonabile agli introiti di una corsa podistica. Eppure 22 persone che corrono in un campo, solo perché hanno una palla da contendersi, suscitano più interesse di un migliaio che corrono tutti insieme per conquistare un traguardo. Evidentemente c'è qualcosa di sbagliato in tutto questo, d'altronde si investono milioni di euro per il “mondo del calcio” mentre i nostri ospedali sono carenti di medici, infermieri e macchinari all'avanguardia. Noi in primis ci meritiamo tutto questo.

Fiore: La risposta è semplice: perché girano pochi interessi a livello mediatico, sia in termini di copertura televisiva che di spazio sui quotidiani. L’atletica è uno sport molto meno spettacolare rispetto all'onnipresente calcio, ma anche a discipline “minori” come basket e tennis, comunque presenti nei palinsesti e nelle pagine online e cartacee sportive.

- Un aggettivo per definire il tuo interlocutore.

Di Girolamo: Determinato. Fernando ha carattere e quando si mette in testa una cosa lotta con i denti pur di ottenerla. Lui è un ultramaratoneta, e gli invidio la caparbietà con cui approccia le gare di oltre 50 km.

Fiore: Fantastico.

- Nel celebre film “Forrest Gump”, Tom Hanks intraprende una corsa in solitaria per tutti gli Stati Uniti. Senza nessun nobile motivo, ma solo per la “voglia di correre”. Doveste scegliere una valida ragione, quale causa abbraccereste?

Di Girolamo: È difficile concedersi il tempo per una traversata "no stop" anche solo della nostra regione, figuriamoci degli Stati Uniti. Gli impegni extra-sportivi restano un handicap per noi giovani atleti ed università, lavoro e vita privata ci penalizzano molto. Quindi, avendo tante cose a cui pensare, come motivo principe vi dico che “corro per far ordine con i miei pensieri". E avendo una vita abbastanza incasinata, corro parecchio.

Fiore: Mi sono impegnato in passato come ambasciatore “Rotary” correndo due maratone di Roma. Il nobile scopo finale, ovvero la raccolta di fondi per i bambini dei paesi africani affetti da poliomielite, mi ha spinto a cimentarmi in una gara impegnativa e dispendiosa, ma allo stesso tempo gratificante. Sono orgoglio, perché nel mio piccolo mi sono speso per una giusta causa.

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