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Categoria: Doppio senso
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Doppio senso: Lerose - Di Girolamo

Doppio senso è un labirinto di idee, pulsioni, emozioni e sguardi. Scava il modo con cui ci connettiamo al mondo e ammiriamo le sue infinite sfaccettature. Ognuno col suo viaggio, ognuno diverso. È il senso della vita di chi ha fatto dello sport, della cultura, dell’arte o della politica l’essenza della propria esistenza.



Doppio senso è la rubrica che unisce i terracinesi di ogni estrazione sociale e geografica separati dalla nascita. Restituendo - appunto - un senso alle loro diversità.



Il nostro primo appuntamento è con Massimo Lerose, artista ed intellettuale tuttofare, oltre che animatore del Terracina book festival, e Guido di Girolamo, libero pensatore legato al tifo organizzato del Terracina calcio.



- Partiamo dalla squadra del cuore. Il perché di una scelta "complessa" per entrambi.



Lerose: Il Toro non è una scelta. Il Toro è destino. Non è retorica. Un bambino classe 1978 che si innamora di Zaccarelli con la maglia granata bagnata di sudore mentre gli amichetti indossano le divise linde e pinte della squadra della Fiat solo perché gli viene facile parteggiare per chi vince. Non sono nato in Piemonte, e qui si tifa le tre strisciate, o Roma o Lazio, al massimo il Napoli. Eppure qualche sacca di resistenza c'è stata e ci sarà sempre. In fondo è il destino che lo vuole.



Di Girolamo: Diciamo che per me la scelta non è stata assolutamente complessa. Essere del Milan è un lascito di famiglia, essendone mio padre tifosissimo. Ho deciso di appassionarmi alle vicende del Terracina calcio perché è la quadra della città in cui mi vanto di esser nato. Per me, quindi, ha scelto il destino.



- Cosa vi lega al Terracina calcio?



Lerose: Io sono un appassionato di sport. Veramente se ci fosse in Tv il torneo di palline da spiaggia vedrei anche quello! Il calcio l'ho sempre percepito come momento di aggregazione, anche al Colavolpe, quando andavo in Curva Mare. Poi, per diverse ragioni, non ho più frequentato la curva ma ho sempre seguito le sorti del Terracina calcio. Non puoi non essere tifoso della squadra della tua città. E questo vale per il basket, la pallavolo, il beach soccer e...le palline da spiaggia.



Di Girolamo: Al Terracina calcio mi lega la mia stessa vita. Grazie ai tigrotti ho vissuto tantissime emozioni, conoscendo molte persone e i miei migliori amici, tutti accomunati dalla stessa passione. Se penso ai dieci momenti più emozionanti della mia vita, molti coincidono con il Terracina calcio. Ovviamente non parlo solo di risultati sportivi (anzi, le amarezze superano le gioie), ma di tutto quello che è scaturito seguendo in ogni dove la squadra, e queste emozioni può capirle, purtroppo, solo chi fa questo tipo di esperienza. Non è facile spiegare a parole quello che si crea intorno ad un club e le dinamiche che ne conseguono.



- Un aggettivo per definire i terracinesi.



Lerose: Nel primo romanzo, "Apnea", definì Terracina "un'apatica città di confine". Ecco, i terracinesi più che apatici li definirei "grandi coltivatori" del proprio orticello. Per fortuna, però, qualche sacca di resistenza, come per il tifo, c'è sempre. E da questo nascono tante belle cose.



Di Girolamo: Terracinesi.



- Tre cose concrete per rilanciare la nostra cultura.



Lerose: La cultura a Terracina ha un grande problema di fondo: i dinosauri. I dinosauri della intellighenzia culturale terracinese. I soloni che da 30 anni, chiunque ci sia al governo della città, riescono inspiegabilmente e magicamente a prendere fondi comunali per fare praticamente nulla. Sono lì, nei loro salotti buoni, a tramare come accaparrarsi più denari possibili, fregandosene altamente della cultura. E poi cercano di mettere i bastoni tra le ruote a manifestazioni libere che non costano nulla ai cittadini, come il Terracina book festival, ormai conosciuto in tutta Italia anche grazie alla nomina di "Città del libro"assegnataci del ministero due anni fa. Insomma: speriamo in un bel meteorite che abbatta questi dinosauri.



Di Girolamo: Per rilanciare la nostra cultura servirebbe - innanzitutto - uscire dagli steccati di partito; persone valide sono presenti in tutti gli schieramenti, ma come sempre accade il partitismo acceca le persone. Terracina è una città che ha un patrimonio artistico e storico da far invidia a quasi tutte le città di Italia, bisognerebbe solo intervenire con una adeguata promozione turistica. E poi occorrerebbe incentivare le nuove generazione alla lettura, valorizzando iniziative come il Terracina book festival, creato dal nulla grazie all'ingegno ed alla abnegazione di pochi volontari. Con poco sono arrivati a presenziare al Salone del libro di Torino, figuriamoci con gli adeguati finanziamenti quale sarebbe stato il loro risultato...



- Un libro da leggere che consigli al tuo interlocutore.



Lerose: A Guido, con cui ho il piacere di confrontarmi da molti anni, consiglio "La notte di fuoco" di Eric Emmanuel Schmitt, edizioni E/O; è la storia di un ateo filosofo di professione, quindi maestro di razionalità, che viene a contatto con qualcosa di infinito che prescinde totalmente dalla ragione. Un po' mi ci ritrovo. In qualcosa ci si ritroverà anche lui.



Di Girolamo: Beh, qui il maestro è Massimo e lui deve consigliarlo a me. Io gli proporrei la trilogia di Eduardo Scarpa. Racconti bellissimi, ambientati nella nostra città. Anche se credo la conosca.



- Il personaggio sportivo terracinese a cui siete maggiormente legati.



Lerose: Saverio Di Mario. Il mio coach che mi ha allenato dal minibasket, insieme ai vari Alfredo e Federico Falovo, Ennio Masci, Christian Minelli, Matteo Salvadori fino alla juniores dei fratelli Spada. Ho sempre giocato perché amo lo sport, e il gioco in generale, adoro l'aggregazione e penso che gli sport di squadra servano ad un bambino a prescindere se sia un predestinato o meno. Ecco, io predestinato non lo ero, né fisicamente né qualitativamente. Però ho sempre avuto il "cuore Toro", l'impegno di provarci anche contro i più forti. E questo lo devo anche e soprattutto a Saverio che me lo ha insegnato insieme alla lealtà. Un ricordo su tutti chiama in causa la curva del palazzetto dello sport negli anni 80/90. Ovvero il coro che partiva quando volevamo dal nostro playmaker Di Mario: "Oh Savè, Savè, Savè, tira la bomba, tira la bomba! Oh Savè, Savè, Savè, tira la bomba, la bomba da 3! E poi il boato.



Di Girolamo: "Sor" Mario Colavolpe, che è stato, già anziano, il mio primo allenatore e, allo stesso tempo, credo debba essere il punto di riferimento per ogni terracinese che voglia intraprendere questo sport.



- La terracinesità in una manciata di parole.



Lerose: Se solo si riuscisse a capire che i luoghi del mondo come il nostro dove convergono fattori naturali, storici e antropologici, sono lembi di terra privilegiati con popoli privilegiati, comprenderemmo di avere infinite risorse. Come terracinesi dovremmo imparare tutti insieme a farle fruttare senza coltivare gli orticelli di cui sopra che poi vengono calpestati dai dinosauri. Un vero disastro.



Di Girolamo: Essere terracinesi vuol dire tante cose. Vuol dire essere attaccati alla propria terra, ma anche fare poco per essa. Vuol dire avere un rapporto imprescindibile con il mare e con quei luoghi che creano cultura popolare. "Sem sang d' pesce", però nell'accezione positiva del termine, sia chiaro.



- Piccolo off topic. Chi vince i prossimi Europei di calcio?



Lerose: Se non dovesse vincerli l'Italia, mi piacerebbe la Polonia. In fondo Glik è sempre il capitano del Toro!



Di Girolamo: Spero l'Irlanda, poiché vedo l'Italia scarsa.



- La qualità che apprezzi maggiormente e il difetto più "vistoso" del tuo dirimpettaio?



Lerose: La sua qualità maggiore è senz'altro il forte desiderio di sapere senza mai dire "è cosi perché lo dico io" oppure "questa è la verità e quello che tu dici è sbagliato". Guido riesce ad essere onesto intellettualmente. Il difetto? Quando trovo uno che ha gli occhiali più spessi dei miei tiro un sospiro di sollievo e penso "chist' è più becalin' di me".



Di Girolamo: Di Massimo apprezzo la tenacia e la sua voglia di proporre sempre cose nuove. Seppur immerso in mille difficoltà, di cui - tra l'altro - sono stato testimone, sta raccogliendo i meritati frutti del suo lavoro, confermandosi un ottimo scrittore. Difetti? Credo abbia troppi capelli per i miei gusti.



- Qualcuno scrisse: "La bellezza salverà il mondo". Lo sport, invece, aiuterà a migliorare Terracina?



Lerose: Senza dubbio lo sport dovrebbe aiutare, così come la cultura, i festival, le iniziative, il museo, la pista ciclabile e la raccolta differenziata. Ma non solo. Tutto dovrebbe aiutare, se fatto nel modo giusto. Sta ai cittadini "affociarsi le maniche"per far si che tutto vada per il verso giusto. Sarebbe magnifico avere tanti orticelli ben curati. E poi i dinosauri non hanno fatto sport, per questo si sono estinti. Tranne che a Terracina.



Di Girolamo: Lo sport è necessario alla salvezza dell'umanità. Ricordo lo stupore dell'ex cittì dell'ItalRugy, Brunel, quando venne nel nostro Paese. Rimase sbalordito dalla totale assenza di una ministero dello sport, e della carenza dell'attività fisica nelle scuole. Lo sport è necessario - oltre che per un benessere fisico - anche per accompagnare la crescita dei ragazzi. Insieme alla famiglia e alla scuola, infatti, esso è il terzo pilastro necessario per la crescita del ragazzo.

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