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Categoria: Doppio senso
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Le interviste doppie: Roma Club-Lazio Club, parola ai due presidenti


Ancora senza calcio giocato, ma ancorati alle sensazioni lasciateci in eredità da uno sport in grado di unire persone all'apparenza diverse tra di loro e di dividerne - con la stessa irrazionalità -  altre con molte più affinità. Insomma, questioni di fede declinate al paganesimo del dio pallone. 

E allora, come nella nostra prima intervista doppiaci siamo divertiti a scavare nei ricordi da tifosi di Massimiliano Alla, presidente del Roma Club Terracina, e Lauro di Fabio, rivale del Lazio Club cittadino.

Ne è venuto fuori un duello in punta di fioretto, tra epoche e personaggi differenti di due mondi agli antipodi. Buona lettura. 

- Partiamo dalla scelta della squadra del cuore:una questione di fede famigliare, un colpo di fulmine o l'infatuazione adolescenziale per un campione?

Alla
:Sono sempre stato uno amante del bel giuoco ed ho sempre avuto una particolare attrazione per i colori giallorossi Capitolini. Diciamo che il fatidico colpo di fulmine si è materializzato nei primi anni '90.
Di Fabio: Una serie di circostanze positive legate alla Lazio degli anni '60 e '70, incentivate ulteriormente dall'influenza famigliare esercita su un giovane appassionato. 

- Roma e Lazio, due storie completamente diverse accumunate da una scintillante passione delle due tifoserie. Cosa significa per voi tifarle?
Alla: L’emozione, la condivisione di un amore tormentato di chi - storia alla mano - conosce il senso della sofferenza e si gode appieno i titoli conquistati. Sarebbe più facile tifare una squadra che vince sempre o spesso, poi ti immergi nel calore dell’Olimpico e capisci…Noi siamo la ROMA.
Di Fabio: Tifare rappresenta una passione che sprigioniamo ogni volta che ci si confronta contro un avversario, e si accende ancor di più nel derby capitolino contro i cugini.

- Il primo nitido ricordo allo stadio. Partita, emozioni ed aneddoti.
Alla: Non il primo, ma sicuramente il più emozionante e travolgente non può essere che Roma Barcellona del 2018. Ero in tribuna Monte Mario con il mio amico e compagno di “fede” Davide di Leo…io ero assolutamente convinto che avremmo - come dicono gli spagnoli - fatto la remuntada, lui meno. Al goal di Manolas, nel delirio generale, vengo alzato e girato come una bandiera, guardo verso il basso e vedo un uomo piccolino...pochi istanti dopo vengo messo giù e mi salta addosso abbracciandomi e baciandomi Antonio Giuliani, che fisicamente è la metà di me.
Di Fabio: Lazio-Torino del 1968. A fine gare rimasi esterrefatto dai Carabinieri a cavallo che gravitavano intorno allo Stadio "Olimpico".

- Un calciatore che ha segnato la vostra "carriera" di tifosi.
Alla: Ovviamente verrebbe da dire subito il Capitano, ma un altro giocatore che mi ha sempre emozionato è Omar Gabriel Batistuta, uno dei protagonisti dell’ultimo scudetto. Quando prendeva o gli davano palla non ce n'era per nessuno. Come amavo ripetere al mio amico Luca: Batistuta le porte le smontava e se le portava a casa.
Di Fabio: Sicuramente il mitico ed indimenticabile Chinaglia.

- Roma-Lazio del 26 maggio 2013: da qualsiasi prospettiva si cerchi di vederla, un snodo cruciale nella storia dei club. Quale eredità ha lasciato questa “Coppa della città Eterna”?
Alla: Per noi sicuramente al settantunesimo si è manifestata una catastrofe, peraltro annunciata visto il clima che si era creato intorno alla squadra; con quella dolorosa sconfitta saltò anche l’ultimo obbiettivo stagionale che ci avrebbe anche permesso di accedere in Europa League. A parte il portiere, però, se andiamo a rileggere le due rose a disposizione il rammarico resta tutt'oggi enorme.
Di Fabio: Una gioia indescrivibile. Una data che resterà impressa perennemente nella storia della nostra società e nella mente di tutti i tifosi.

- Meglio la goliardia di un tempo fatta di sfottò e “pegni” o quella moderna e virtuale dei social network..
Alla: I tempi cambiano e con loro anche il modo di vivere la passione per la propria squadra, oggi è tutto veicolato dai social media, i tifosi che vanno allo stadio non vengono messi in condizione come negli altri paesi di usufruire di strutture innovative e confortevoli a dispetto dei prezzi esorbitanti per accedervi. Secondo me alcune coreografie che le tifoserie espongono durante le partite sono lo “sfottò” più bello, quello più vero che ha un retrogusto antico…
Di Fabio: Dovendo scegliere non ho dubbi: le sane prese in giro di un tempo, quando non si vedeva l'ora che arrivasse il lunedi.

- Il rimpianto maggiore da tifoso, ovvero la partita che vorresti rigiocare.
Alla: Roma-Sampdoria del 2010 è stata da psicanalisi, troppe imprecisioni e amnesie difensive, l’epilogo della disfatta si è completa con la vergognosa non prestazione dei cugini contro l’Inter. Ricordo ancora i tifosi biancocelesti tifare gli avversari e "minacciare" i propri calciatori..
Di Fabio: Lazio-Inter della stagione 2017-18, ma questa volta senza De Vrij..

- La vostra Hall of fame di tutti i tempi.
Alla: La mia Hall of fame:Alisson – Cafù – Aldair – Falcao – Candelà - De Rossi - Ancelotti – Conti – Totti Batistuta – Salah.
Di Fabio: Le due squadre scudettate, sia quella del 73-74 che dell'ultimo tricolore del 2000. Prendo in toto le due compagini allenate da Maestrelli ed Eriksson, perché formate da autentici fuoriclasse in ogni ruolo.

- La fede capitolina in una città che trasuda calcio e vive fideisticamente la sua appartenenza. Che peso ha rivestito e riveste il Terracina calcio nella vostra vita “sentimentale” sportiva..
Alla: Oggi seguo molto meno il Terracina, perchè sono lontani i tempi della "Curva Mare" degli anni novanta.
Di Fabio: Il legame c'è sempre stato, sia da semplice tifoso che da addetto ai lavori. In passato, infatti, ho ricoperto il ruolo di dirigente dei tigrotti. E poi abbiamo anche gli stessi colori...
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