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Fuori Area - De Filippis, il sogno del Monte San Biagio e il progetto biancoverde: "Noi come nelle favole"

Fuori Area è la nuova rubrica di Terrasport che guarda oltre i confini cittadini. Uno spazio di approfondimento dedicato alle realtà limitrofe del nostro territorio focalizzato su ogni sport: dal calcio alle arti marziali, passando per le discipline meno conosciute e i personaggi più in voga del momento.



Il nostro primo focus riguarda Davide De Filippis, tecnico del sorprendente Monte San Biagio, capolista del girone D di Promozione davanti a colossi del calibro di Sora, Gaeta e Terracina. Da tre anni alla guida del team monticellano, l'allenatore 43 enne (ed ex tigrotto) ha scalato le gerarchie del calcio pontino, portando la sua squadra dall'anonimato in Prima Categoria al primato in Promozione.



- Mister De Filippis, partiamo dall'atteggiamento dei suoi ragazzi e dai risultati ottenuti fin qui. C'è più stupore per il primo posto o per la tranquillità con cui la sua squadra affronta ogni rivale e impone il proprio gioco.



Il nostro è un progetto a medio lungo termine, che non può e non deve fermarsi a questo primo scorcio di stagione. Dal canto mio, cerco di inculcare nella testa dei calciatori la voglia di non buttare mai via il pallone e cercare di giocarsela alla pari con tutti. Abbiamo avuto un ottimo approccio con la categoria, trovandoci in testa con un pizzico di fortuna ma - al tempo stesso - in modo meritato.



- Pareggio al "Tomei" di Sora, vittoria interna con il Terracina e sconfitta di misura con la Mistral. In quali di queste tre partite ha capito il reale valore dei suoi ragazzi.



In ogni partita abbiamo maturato la consapevolezza dei nostri mezzi. Al di là del risultato, l'atteggiamento propositivo e lo spirito battagliero ci hanno permesso di tenere testa a corazzate del genere, facendoci guadagnare molti punti in autostima e fiducia. Fin dall'anno scorso, infatti, ho sempre preferito disputare amichevoli con formazioni di categoria superiore, per testare le nostre reali potenzialità e abituare i ragazzi a palcoscenici e rivali di caratura importante.





- Nel suo Monte San Biagio giocano molti giovani interessanti, tra cui tre terracinesi. Come giudica fin qui le prestazioni di Bertocco, Di Vizio e Stefanelli.



Per quanto riguarda il materiale umano a disposizione non posso lamentarmi. Bertocco è un ragazzo dotato di ottime qualità tecnico e tattiche, entrato gradualmente nei meccanismi di squadra ed ora elemento più che mai prezioso. Di Vizio, invece, non ha avuto molto spazio per la forte concorrenza di Mallozzi e Di Simone, ma sono certo che in futuro troverà il giusto spazio. Stefanelli è un centrocampista poliedrico, con ampi margini di crescita e una visione di gioco unica per la categoria.



- Tra i tanti meriti conquistati sul campo, Lei ha contribuito a riportare i tifosi monticellani al campo. Dopo molti anni una comunità si identifica di nuovo con la sua squadra. Soddisfatto?



Per l'intera società l'entusiasmo ritrovato è un punto imprescindibile per il prosieguo del progetto. Molti tifosi hanno ricominciato a seguirci anche in trasferta, e nei bar e nelle contrade si respira aria di calcio e una rinata passione sportiva. Siamo orgogliosi di tutto il contorno creatosi in città, perché sembra di vivere una favola.



- Per la vittoria finale del campionato ci sono squadre più attrezzate come Sora e Gaeta, ma il vero obiettivo della sua squadra qual è?



Conosco solo una strada per raggiungere traguardi: il sacrificio. Attraverso il lavoro settimanale possiamo toglierci ancora soddisfazioni, senza badare troppo alla classifica e vivendo partita dopo partita. Partendo da una dimensione così piccola, infatti, dovremmo sudarci ogni singola cosa, restando sempre a contatto con la realtà e con le prime della classe. Corsa, grinta e sudore. Il mio Monte San Biagio è stato e deve continuare ad essere questo.

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