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Fuori area - Fabio Recchia, Fondi-Alicante andata e ritorno con vista sul futuro: "In Spagna esperienza formativa unica. pronto al grande salto da allenatore"

L'occasione della vita, il treno spesso atteso invano da molti, si era fermato nella stazione immaginaria di Sabaudia. A pochi chilometri dal luogo d'origine, nel perimetro sociale e umano dove Fabio Recchia è cresciuto e ha cominciando a muovere i primi passi da uomo e calciatore, prima a Fondi e, successivamente, in giro per l'intera provincia. Nel calcio, quello polveroso e dilettantistico, animato dalla passione e dal senso di appartenenza. E niente di più, anzi: nada mas.

Fabio è un portiere promettente, un giovane "visionario" con personalità e carattere. Nonostante la tenera età, infatti, scala subito le gerarchie imponendosi come uno dei migliori numeri uno della Promozione. E proprio mentre la carriera sembra essersi arenata in provincia, arriva l''opportunità irrinunciabile con la chiamata del direttore sportivo Cianciulli "consigliato" dall'allenatore Mancone dopo il campionato di Promozione vinto a Roccasecca proprio con Recchia tra i pali.

Destinazione Alicante, Tercera Division spagnola (l'equivalente della nostra Lega Pro) con la maglia dell'Hercules, gloriosa decaduta del calcio spagnolo con una tradizione da Primera Division. "Cosa ho provato quando mi hanno contattato? Una grande emozione che mi ha stravolto la vita, cambiandomi abitudini e modi di pensare, sia sotto il piano calcistico che umano - rimarca subito con franchezza Recchia, trapassato - nel 2014 - in un'altra dimensione senza neanche accorgersene.

Un anno annusando il professionismo, lontano da casa e con la necessità di crescere. Senza rimpianti, a testa alta. "Rifarei tutto il percorso, da Sabaudia ad Alicante. Compreso l'addio. Ho sempre scelto con la mia testa, sbagliando - spesso - ma senza rimorsi per quello che poteva essere ed invece non è stato.

Sono cresciuto viaggiando e cimentandomi in una realtà professionistica, forse - con il senno del poi - avrei dovuto riflettere maggiormente sul secondo anno di contratto propostomi dell'Hercules, ma avevo perso il senso dell'umiltà e lo spirito giusto per restare".

Ma ciò che conta non è la destinazione finale, ma ciò che si prova durante il viaggio. Per questa ragione, le ritrovate motivazioni spingono Fabio a tornare in patria, nella sua Fondi, dove abbandona i guantoni ed inizia con i "Primi calci" la nuova vita da istruttore della scuola calcio. "Ho ricominciato dall'Unicusano e da due persone fondamentali per la mia crescita come mister Pochesci e Giorgio Minieri, facendo tutta la trafila e respirando ancora aria di professionismo, mettendo al servizio della società le competenze e le esperienze acquisite in Spagna".

Un biennio propedeutico all'approdo al Monte San Biagio, impreziosito dall'enfasi e dal coraggio evidenziate dal "tirocinante" di lusso, sedotto dal luccichio delle luci della ribalta e capace di ritornare nella penombra senza grossi drammi.

"Se fossi rimasto mentalmente ancorato al passato, avrei definitivamente chiuso con il mondo del calcio. Ed invece ho deciso di rimboccarmi le maniche e di accettare la proposta della società di Maddaluna, trovando un ambiente fantastico e la serenità giusta - prosegue l'attuale allenatore dei giovanissimi del Monte San Biagio.

Come ripeto sempre: non è la categoria che qualifica il calciatore, ma la forza mentale e la tenacia dell'atleta che vuole emergere". Alla soglia dei 30 anni e con un patentino "UEFA B" in tasca, Recchia scruta l'orizzonte giocando d'attacco.

C'è molto da migliorare nel nostro calcio, a partire dalla professionalizzazione degli allenatori e dalla creazione di nuove strutture adeguate agli standard europei, passando per l'istituzione delle squadre B, presenti in Spagna ed Inghilterra da più di 20 anni". Restiamo una nazione calcisticamente in "fase di sviluppo", con ampi margini di crescita e un potenziale enorme, purtroppo non sfruttato adeguatamente" - chiosa l'ex portiere.

E se il treno, transitato in passato per la stazione immaginaria di Sabaudia, dovesse ritornare troverebbe Fabio Recchia pronto alla fermata con la valigia dei sogni chiusa e l'ambizione di "salpare" verso nuovi lidi. Con la destinazione, ieri come oggi, relegata ad elemento accessorio del viaggio.

Perché la parabola umana e sportiva di Fabio Recchia è veramente un brivido che vola via.

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